PRESENTAZIONE: ASPETTI STORICI
Il territorio di Cineto ebbe nel tempo diverse denominazioni
e vari dominatori. I primi abitanti ne furono gli Equi che si erano stanziati
tra i territori della valle superiore dell’Aniene fino a Tibur (Tivoli)
e nei monti Simbruini che circondano Sublaqueum (Subiaco). La sua primitiva
denominazione fu “Lamne” o “Ferrata”, poiché,
come risulta anche dalle antiche mappe e dalla stessa Tabula Peutingeriana,
vi era al XXXIII° miglio della Via Tiburtina Valeria una stazione chiamata
appunto “Statio ad Lamnas” o “Ferrata”, così
detta dalla fonte ferruginosa che le zampillava davanti. Il nome Equi deriverebbe
infatti da aquae per l’abbondanza delle acque nel loro territorio;
essi vivevano di agricoltura, pastorizia e caccia. Pur essendo rudi e fieri,
sempre pronti al combattimento, essi furono definiti da Cicerone, nel II°
libro del De Repubblica ,“Gentem magna” (Popolo grande) per
la loro saggezza e moralità.
Con la nascita di Roma (753 a.c.), i popoli latini furono riuniti in confederazione
ed assoggettati sotto il suo dominio e le sue leggi. Ma sebbene gli Equi
opposero grande resistenza alla crescente egemonia di Roma, dopo grandi
sforzi e due secoli di ostilità, i cavalieri romani finirono per
assoggettarli. Alla distruzione sopravvisse la Ferrata come centro
operoso e di mercato sulla Via Valeria, per la posizione strategica, i
continui passaggi e la costruzione degli acquedotti. Nel 332 a.C., Roma
istituì sul colle Peschiero la tribu’ di Scaptia, città secondaria ed
antica di cui si hanno poche memorie. Luigi Degli Abbati , nel suo
Viaggio da Roma a Sulmona (1888) riferisce che “nel paese di Cineto vi
sono ruderi appartenenti alla tribù di Scaptia”. Nel 306 a.C., sotto
l’impero di Costatino il Grande, l’attuale territorio di Cineto, nella
suddivisione delle province, fu assegnato alla tribù Valeria sotto
l’amministrazione di un Proconsole tributario della diocesi romana. Con
la caduta dell’impero e le invasioni dei barbari, passò con il ducato
romano sotto i Longobardi e nel 755 divenne patrimonio di San Pietro.
Fra l’895 e il 916, seguì la sorte di altri centri
equicoli, che ripetutamente distrutti non offrirono piu’ sicurezza
agli abitanti, che rifugiandosi nelle campagne, diedero origine alle Domus
Cultae, ovvero istituzioni agrarie in forma di villaggi consacrati ad una
Chiesa. Nel X sec. si iniziarono a costruire fortificazioni per difendersi
dagli Ungari e dai Saraceni. Nel sec XI, con le investiture, la nobiltà,
rafforzò il proprio potere iniziando a provvedere di difese i propri
possedimenti edificando i castelli feudali. Il fondatore e primo possessore della Scarpa fu Giovanni de Marso della
gens romana Marcia, i cui discendenti furono investiti dall’Imperatore
Federico II. Uno dei primi riferimenti storici è riconducibile al Regesto Sublacense
ove è detto che il 21 maggio 1180 Gerardo de
Scarpa presenzio’ al giuramento di obbedienza di Raone di Roiate all’abate Simone di
Subiaco per una transazione fatta per il castello di Roiate. Tuttavia negli
“Annales Ceccanenses”, è riferito che nell’anno
1166, nel mese di maggio morì il Re Guglielmo (detto il Malvagio)
cui successe il figlio e nello stesso anno, alla morte dell’abate
di Cassino Rainaldo fu eletto al suo posto Theodinus de Scarpa.
Sebbene le cronache ci abbiano tramandato poche notizie, della vita politica
e culturale di Scarpa, esistono diversi documenti e testimonianze, soprattutto
riguardo alle vicende legate al castello. Il borgo si formò infatti
quando, gli abitanti che vivevano sparsi nelle campagne, malsicuri e stanchi
per le varie ruberie subite decisero, d’accordo coi signori di riunire
le loro abitazioni, fabbricando e disponendo le proprie case a fortificazione
del castello stesso. Nacque così la Comunità, che finì
dunque per provvedere a se stessa, dandosi un governo proprio scelto dai
cittadini, obbligandosi ad obbedire tutti a determinate leggi, partecipando
alle spese generali per il mantenimento e le armi. La comunanza di godimento
su alcuni beni e la difesa che univa agricoltori, mercanti ed artigiani,
fu punto di partenza per la nascita di un nuovo organismo politico, sulla
base di un gruppo di associati al patto fondamentale di governarsi liberamente:
il Comune. Fatta eccezione per le cariche che esigevano specifiche conoscenze
e studi, non vi era alcuna restrizione per accedere ai piu’ elevati
uffici, che furono dapprima assegnati a voce, poi attraverso l’elezione
ed infine col sorteggio.
Quindi uno o due ufficiali, assistiti da un consiglio
generale denominati Massari, Priori e Gonfalonieri esercitavano la gestione
della Comunità, che ebbe statuti propri fino alla soppressione di
Pio VII del 1816, quando, facendo parte del governatorato di Orvinio, fu
assoggettata ad una legge generale che rimase in vigore fino al 1870.
Ma nonostante l’ordinamento, la vita della Magnifica Comunità
della Scarpa, fu spesso povera, burrascosa e disagevole, dovendo subire
peraltro pesanti calamità e carestie. Infatti, tra questi flagelli,
si ricordano i terremoti del 1349, 1703 (ultimo fu quello del 15 gennaio
1915), la peste del 1635 e 1656 che decimò quasi tutti gli abitanti,
la carenza di cibo dovuta alla siccità del 1777. Anche il colera
fece gran numero di vittime negli anni 1743, 1837 e 1867, mentre l’influenza
generale colpì negli anni 1761 e 1816.
Dalle note redatte da Giambattista Bugatti, noto come Mastro Titta, che
fu giustiziere dello Stato Pontificio dal 1769 al 1864 e che aveva l’abitudine
di registrare le condanne eseguite, apprendiamo il seguente fatto di cronaca:
“Francesco Meloni del fu Pietro, nativo della Scarpa, di anni 34,
capraro, reo di omicidio in persona di Maria Lori, sua moglie, avendola
strangolata; condannato alla morte esemplare li 15 gennaio 1846 ai Cerchi”.
Il 29 luglio 1879 con la legge n° 5002, fu approvata la costruzione
della linea ferroviaria Roma-Sulmona e la congiunzione della costa adriatica
con quella tirrenica era diventata una realtà, ma i lavori nella
tratta Mandela-Colli di Monte Bove, affidati alla ditta Sesto Maggiorani
subirono dalla stazione di Cineto forti rallentamenti a causa della natura
del territorio. Il tratto Cineto-Mandela fu inaugurato il 25 Novembre 1885
e quello Cineto-Sulmona il 30 luglio 1888.
Durante l’ultimo conflitto mondiale, uno degli eventi piu’ considerevoli
che Cineto dovette subire tra le vicende belliche, fu la distruzione dell’osteria
presso Ferrata, che dai tempi della Statio ad Lamnas, rimarrà in
attività fino al 26 gennaio 1944, quando fu rasa al suolo da un bombardamento
alleato e sulla facciata era ancora visibile l’iscrizione “Antica
osteria della Spiaggia ove fu ricoverata Beatrice Cenci”.
Circa i rapporti che i cinetesi ebbero con gli altri confinanti, essi furono
sempre buoni con gli abitanti di Riofreddo, mentre esisterono questioni
riguardanti la Via Valeria con i cittadini di Roviano.