CULTURA E TRADIZIONI: IL CARDINALE FILIPPO GIUSTINI

Infatti il Giustini, dopo aver preso parte alle feste centenarie di Santo Stefano d’Ungheria a Capua, come rappresentante del Pontefice, si imbarcò da Taranto il 13 settembre 1919 proprio su una nave militare Italiana, l’incrociatore “Quarto” alla volta di Giaffa.
Il 21 ottobre, il Padre Ferdinando Diotallevi, custode della Terrasanta, e il Card. Filippo Giustini, protettore dell’ordine dei frati minori, posero la prima pietra della nuova basilica che si stava erigendo sul Monte Tabor. Direttore dei lavori fu l’architetto Antonio Barluzzi autore del progetto.
Fece parte delle Sacre Congregazioni: del Sant’Uffizio, Concilio,
Propaganda Fide, Riti, Affari Ecclesiastici Straordinari, Seminari ed
Università degli Studi, della Commissione Pontificia per la interpretazione
del Diritto Canonico.
Morì a Roma, nella sua abitazione all’età di 67 anni
alle 11.20 del 17 Marzo 1920 a causa di una malattia polmonare. Come riferisce
l’Osservatore Romano, erano presenti la sorella Bernardina, i nipoti
Pio e Luciano, gli altri parenti, i segretari, i medici e l’Abate
Giosafatte Mittiga. Le esequie si svolsero nella Chiesa Nuova dopo che
la salma era stata esposta per due giorni, ricevendo l’omaggio di
cardinali, personalità della politica, tra cui l’on. Francesco
Saverio Nitti, dei patrizi romani e dei rappresentanti degli ordini religiosi.
Fu sepolto nella cripta della Cappella della Sacra Congregazione di Propaganda
Fide nel Cimitero del Campo Verano.

La tradizione popolare fa risalire la fondazione del Santuario al 1144 e si narra come l’icona della Vergine reggente il Bambino, sia sopraggiunta in modo del tutto miracoloso in quella valle coperta di boschi, dove un vitello, per tanto invano cercato dal suo guardiano, fu alla fine da questi rinvenuto inginocchiato dinanzi ad una croce. Ed in questo luogo fu edificato il piccolo tempio nel quale si venera anche un'antica croce greca prodigiosamente rinvenuta.
A tale proposito è tuttora possibile leggere sullo stipite di una porta le seguenti parole: “POSTQAUM ERUIT ADORAVIT 1144”.

Il settimo anniversario della morte del Card. Giustini, sarebbe ricorso il 17 marzo, ma fu deciso di anticipare la cerimonia inaugurale affinché coincidesse con le funzioni liturgiche della festa patronale di Sant’Agata, così essa fu stabilita per la giornata del 7 febbraio 1927.
La solennità di quell’avvenimento, non ha riscontri nella storia cinetese e l’incarico di rievocare la figura morale del Cardinale, illustrandone le virtù religiose e civili fu affidato al Marchese Gaetano De Felice, Cameriere Segreto di Sua Santità, allora reputato uno tra i maggiori giornalisti e letterati cattolici d’Italia.
Card. Pietro Gasparri, Presidente della Commissione Pontificia per l’autentica interpretazione del Diritto Canonico fu firmatario dei Patti Lateranensi l’11 febbraio;
Card. Andrew Fruhwirt, Cancelliere di Santa Romana Chiesa;
Card. Donato Raffaele SBARRETTI, Segretario della Suprema Congregazione del Sant’Uffizio;
Card. Francesco RAGONESI, Prefetto del Supremo tribunale della Segnatura Apostolica;
Card. Luigi CAPOTOSTI, Legato Pontificio;

Mons. Luigi SCARANO, Vescovo di Tivoli;
Mons. Pietro BENEDETTI, Vescovo titolare di Tiro;
Mons. Giulio SERAFINI, Vescovo titolare di Damsaco, Segretario della Sacra Congregazione del Concilio;
Mons. Domenico JORIO, Protonotario Apostolico, Segretario della Sacra Congregazione dei Sacramenti;
Mons. Vincenzo LA PUMA, Segretario della Sacra Congregazione dei Religiosi.
Mons. Federico CATTANI AMADORI, Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura, Uditore di Sua Santità;
S.E. il Principe MASSIMO, Soprainntentende Generale delle Poste Pontificie;
S.E. il Principe ALDOBRANDINI, Comandante della Guardia Nobile Pontificia;
Comm. Luigi HIRSCHBULL, Comandante della Guardia Svizzera;
Comm. Odoardo TABANELLI, Comandante della Guardia Palatina d’Onore;
Comm. Arcangelo DE MANDATO, Comandante della Gendarmeria Pontificia;
Don Virginio CENCI-BOLOGNETTI, Principe di Vicovaro;
Conte Carlo SANTUCCI, Senatore;
Prof. Luigi MONTRESOR, Senatore;
Dott. Egilberto MARTIRE, Deputato;
Marchese Gaetano DE FELICE;
Comm. Filippo TODINI;
Cav. Adriano TODINI.
Card. Luigi CAPOTOSTI, Legato Pontificio;

Pio GIUSTINI, vice presidente;
Sante POLITO, segretario;
Benedetto SANTINI fu Luigi, cassiere;
MEMBRI: CAPONETTI Luigi, Cav. CRESCENZI Giovanni, CRESCENZI Antonio fu Cesare, CIANTI Giuseppe, FRATTO Cav. Giovanni, Ing. GASPARRI, Comm. GRAMICCIA Curzio, GREGORI Federico, INNOCENZI Giovanni fu Angelo, Ing. LANZA Salvatore, LATINI Ottavio, Ing. LAZZARI, LIANI Carlo, LIANI Filippo fu Pietro, Dott. MANCA Tommaso, MELONI Augusto fu Antonio, MELONI Giovanni fu Giusepe, MELONI Luigi fu Giuseppe, MELONI Loreto fu Giuseppe, MELONI Eugenio fu Antonio, Giovanni, SANTINI Alessandro fu Giovanni, Cav. TODINI Amanzio, TODINI Romolo fu Natale, Avv. TOMMASI Luigi.
Sali’ quindi sulla tribuna, allestita per l’occasione, il Marchese Gaetano de Felice, mentre venne scoperto il busto bronzeo del Cardinale, che poté essere ammirato dai convenuti. Esso, come si è detto è una pregevole opera dello scalpello di Francesco Jerace, che poggia su una base di marmo calabrese assai raro, collocato su un’apposita nicchia scavata su un pilastro centrale della chiesa. Sotto vi è murata una lapide con incisa l’epigrafe dettata dall’insigne latinista Cardinale Aurelio Galli, la quale dice così:

Al termine della cerimonia, le autorità furono ricevute nelle sale dell’antico castello baronale, che ormai prossimo alla rovina, era stato acquistato dal Comm. Curzio Gramiccia, principale promotore della cerimonia. Restaurato con la collaborazione degli ingegneri Lazzari e Gaspari, fu restituito alla fortezza l’antico aspetto che essa aveva nel medioevo. Gli inni nazionali e l’austerità del maniero contribuirono a dare maggiore solennità alla cerimonia. Dopo il pranzo, tenuto nel salone centrale del castello, fu servito il dolce adornato di bandierine italiane e pontificie. Dopo il convito, si poté assistere ad un concerto musicale e fu recitato un carme in onore del Giustini, seguirono altre rievocazioni e ringraziamenti, prima che le autorità intervenute lasciassero Cineto.



