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Fin dalla sua prima giovinezza Angelo Meloni, aveva desiderato per il suo paese natale uno sviluppo per la villeggiatura e si mise all’opera, creando tre Coopearative, ideando progetti di villini, alberghi, strade e con l’approvazione di alcuni primari dell’epoca, perfino di un sanatorio “Ogni volta che mi vien fatto di arrivar e al paese natio, non so resistere dal recarmi per la via delle Potere… Questa stradicciola campestre, prossima all’abitato, mi è oltremodo simpatica e nella mia giovinezza è stata oggetto di riflessioni fantastiche. Asssiso su di un macerone, a cavaliere del menzionato terreno, quanti castelli in aria non ho edificato contemplando quel panorama! Mi figuravo che un giorno si sarebbero potute costruire eleganti casine tali da formare uno stradale attorno alberato e diviso da una spaziosa piazza avente nel mezzo una graziosa fontana!

Così in un opuscolo del 1899, illustrava il suo sogno giovanile, lanciando così un progetto per trasformare la collina delle Cisterne in un’amena località di villeggiatura, sperando in un intervento dell’industria privata, che concorresse alla costruzione di confortevoli villette.

Ciò avrebbe permesso di ricavare il maggior utile dalle bellezze del luogo, offrendo ai cittadini di Roma la possibilità di un luogo alternativo di villeggiatura nonché casette a buon mercato. A riguardo, nel 1900 venne lanciato un secondo opuscolo di propaganda intitolato “Per una nuova stazione climatica”, ove erano citati alcuni brani di giornalisti che si interessarono al progetto, tra i quali quello del Messaggero del 7 ottobre 1899.

Nel 1902 viene pubblicato il terzo opuscolo dal titolo ”Volere è potere. Cineto Romano nell’avvenire.”, ove l’”industria del forestiero” viene esaltata come risorsa alternativa alla scarna economia legata alle annate, che stava causando lo spopolamento del paese. Erano posti in rilievo dunque i vantaggi che sarebbero derivati se si fosse sviluppata l’industria della villeggiatura, spiegando la forma e lo scopo delle Cooperative.

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I Villini in una foto d’epoca

La prima di queste, fu creata con presidente il Dott. Carlo Todini. Le azioni dei soci venivano versate alla Cooperativa con una lira al mese, quando, al raggiungimento di una somma pari a 500 lire, a causa di disaccordi tra gli associati, il capitale fu versato alla Cassa di Risparmio e non si poté piu’ ritirare, gettando il Meloni nello sconforto. Ma nel 1905, questi lancio’ un ennesimo opuscolo, con lo scopo di riunire gli iscritti e gli amici piu’ fedeli, organizzando una nuova Cooperativa sotto la presidenza di Curzio Gramiccia.

Il 15 agosto 1905 vi fu una inaugurazione sulla collina delle cisterne, allo scopo di far conoscere la località, a cui parteciparono, “dietro il concerto, numerose paesane vestite dei propri costumi da sposa, portando in testa spianatoie piene di fettuccine all’uovo, pronte per essere cotte nell’improntata cucina al boschetto delle cisterne, dove erano anche sistemate delle grandi tavole per il pranzo”.

Questo sonetto, fu scritto per l’occasione dal figlio di Angelo Meloni, Fulvio, all’età di 15 anni e morto all’età di 21.

Il 17 giugno 1906 ebbe luogo sulla collina delle Cisterne la posa della prima pietra per la costruzione degli iniziali 50 ivillini che si sarebbero dovuti realizzare e per l’occasione, la strada di accesso fu arricchita di giovani alberi. Intervennero tra gli altri ospiti l’On Luzzatti con altre personalità e alla fine ci fu un pranzo per il quale venne il ristorante Grassi di Tivoli. Ma le notevoli spese sostenute, comprese quelle per i manifesti, cartoline di propaganda, disegni e progetti, contribuirono  ad indebitare la Cooperativa. A ciò si aggiunse il fallimento del costruttore Sanchini che doveva realizzare i villini.

Nel 1910, affiancato dagli amici piu’ cari, il Meloni forma la terza Cooperativa, stavolta sotto la sua presidenza. Anche la Principessa Ludovica Borghese della Scaletta Ruffo (1859-1928), che aveva inizialmente concesso i terreni di cui era proprietaria, per la realizzazione del progetto, aveva ristretto le condizioni, mettendo a disposizione solo una parte di essi, con l’obbligo di costruire cinque villini entro cinque anni. Ma superando le difficoltà e con la forza della propaganda riuscì a trovare i due primi pionieri che costruirono gli originari villini, primo il Rag. Giovanni Cortessa, Capo servizio delle Ferrovie di Stato e il Comm. Giovanni Fratto.

Da una relazione del marzo 1913 risulta che le prime due abitazioni furono realizzate con un versamento di lire 2.678, ma per superare l’ostacolo dei cinque anni e ottenere la concessione del terreno, occorreva la costruzione di altri tre villini. Ad incoraggiare il Meloni ad iniziare egli stesso la costruzione fu il nipote Angelo Fabri, ma scoppiata la guerra mondiale, quest’ultimo, partito per il fronte, cadde per aver sfrontato i reticolati con tubi di gelatina. Ma la Principessa Ruffo, con nobile gesto e parole di ammirazione per l’opera instancabile del Meloni, cedette alla fine il terreno al prezzo di lire 2.500, pagate in azioni della Cooperativa.

Dal bilancio del 1913, appare che le azioni registrate appartenenti alla Principessa, furono regalate al Meloni. Nella relazione del 1915, si nota che l’assemblea aveva avanzato la proposta di portare l’acqua sulla collina, ma data la guerra, i materiali erano saliti di prezzo ed erano divenuti anche introvabili, intanto le azioni erano salite a lire 6.575. Continuò così l’opera del Meloni, finché non riuscì a portare l’acqua sulla collina, allacciandola d una sorgente non molto lontana.

Si arrivò al 1924 ed ora il Meloni, che si interessato per far giungere la luce elettrica al paese, intanto era stato eletto Sindaco, sperando così di poter essere maggiormente utile al proprio ideale. Infatti era riuscito ad ottenere la concessone della luce elettrica e a sistemare in parte le strade del paese.

Nel 1929, anche l’ultima Cooperativa venne posta in liquidazione e sopraggiunta anche la morte della sua consorte, non gli fu possibile ultimare i villini. In seguito, una malattia portò egli stesso nella tomba.

Nondimeno, la strada che unisce Cineto alla collina, divenuta ridente zona residenziale, con la passeggiata interna fiancheggiata da alberi, la fontana che si eleva nella sua caratteristica forma al centro della piazza delle Cisterne, offrono ancora oggi un lieto e piacevole luogo di ritrovo.