L’uranolito caduto nell’Agro romano il 31 agosto 1872

 Bolide

I frammenti del Museo Mineralogico di Roma

Il 31 agosto 1872, alle ore 5.15 di una limpida mattina, una grande detonazione svegliò la gente che ancora dormiva e terrorizzò quanti erano già fuori per recarsi al lavoro. Il fenomeno ebbe tale rilevanza, da attirare l’attenzione di alcuni importanti scienziati come Padre Angelo Secchi, direttore dell’Osservatorio del Collegio Romano che fornì una prima concisa spiegazione del fatto. Si trattava di un “uranolito” ovvero un meteorite, che entrato nell’atmosfera all’altezza di Capo Circeo, fu frammentato da due esplosioni prima sui Monti Lepini e poi su Zagarolo, da dove la maggiore delle parti cadde su Orvinio (da cui fu denominato orvinite).

Da quest’ultima vi fu poi una terza violenta esplosione che fu avvertita nei paesi di Vallinfreda, Vivaro, Petescia (Turania), Orvinio e nei paesi vicini della Marsica.

Nel paese di Scarpa, un pezzo del bolide del peso di 93 grammi (fig. n. 2 della tavola illustrata), cadde in un terreno denominato Piano d’Agostinello, a circa dieci metri di distanza da tale Francesco Latini, che raccolse subito il frammento dopo la sua caduta, ancora rovente. Il frammento fu poi acquistato per pochi soldi da un certo Meloni che lo “cedette a prezzo non mediocre”.

La deflagrazione, che fu davvero sorprendente, terrorizzò molti contadini che si trovavano nelle campagne e qualcuno cadde addirittura rimanendo per alcuni momenti privo di sensi.

Secondo le testimonianze dei agricoltori, si vide prima una lucentissima scia a forma di serpente, come se si trattasse di una stella cadente, che diede forma a numerosi punti luminosi accompagnati da forti esplosioni, che moltiplicandosi, diedero luogo ad una vera e propria batteria, durando il tutto per circa cinque minuti.

Uno studio piu’ approfondito dell’evento fu compiuto da due professori membri della Pontificia Accademia dei Lincei: l’astronomo Padre Stanislao Ferrari ed il prof. Michele Stefano De Rossi, ciascuno dei quali pubblicò uno studio, determinandone la traiettoria, la massa, la natura e la composizione.

Alcuni frammenti caduti il 31 agosto 1872, prima nel museo dell’Osservatorio del Collegio Romano, sono oggi conservati al Museo di Mineralogia dell’Università La Sapienza di Roma.