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Il Cardinale Filippo Giustini

Nacque a Cineto Romano, l’allora Terra di Scarpa, nella diocesi di Tivoli, l’8 maggio 1852, da Andrea e Dorotea Caponetti. La prima educazione gli fu impartita nel Seminario di Subiaco, presso il monastero benedettino, per poi passare a quello diocesano di Tivoli retto dai Padri della Compagnia di Gesù. Nel novembre 1871, dopo aver superato un concorso circa le materie letterarie, godette di uno dei posti nel Pontificio Seminario Pio in Roma. Fu ordinato sacerdote il 23 dicembre 1876. Fu poi allievo delle scuole filosofiche teologiche e legali della Pontificia Università dell’Apollinare, ove conseguì la laurea nel 1880, nelle medesime facoltà In quella Università, nel novembre dello stesso anno, il Papa Leone XIII che lo nominò Canonico di Santa Maria in Trastevere, gli affidò la cattedra di Diritto romano, che tenne sino al 1896, essendo nel contempo, sino al 1890 Sommista nella Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari. Il 18 agosto 1896 è Prelato Domestico e il 20 febbraio 1897 Uditore della Sacra Rota, l’anno seguente Prefetto degli studi nelle scuole di S. Apollinare; il 28 aprile 1902 fu nominato Segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari e nella riforma delle SS. Congregazioni Romane venne eletto nel 1908 Segretario della S. Congregazione per la disciplina dei Sacramenti.

Nel Concistoro del 24 maggio 1914, veniva elevato da Pio X, futuro Santo, alla Sacra Porpora, divenendo Cardinale col titolo di Diacono di Sant’Angelo in Pescheria. Prese alloggio in Via del Governo Vecchio n. 3. Pochi mesi dopo, il Papa Benedetto XV, a seguito della morte del Cardinale Ferrata, lo nominava Prefetto della Sacra Congregazione della disciplina dei Sacramenti. Fu delegato Pontificio nella Chiesa e Monastero di Santa Chiara in Napoli, nel medesimo Protomonastero e nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi. Fu membro del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Consultore del S. Ufficio, della Sacra Congregazione de Propaganda Fide e del Concilio.

Fu Presidente della Pontificia Commissione per la definitiva sistemazione delle Province Francescane d’Italia, e stabilì con decreto del 9 agosto 916 la “restituito in pristinum” delle Province Toscane di San Bonaventura e delle SS. Stimmate”.

Fece parte, insieme a numerosi esperti della disciplina ecclesiastica, della Commissione per la composizione del nuovo Codice di Diritto Canonico, promulgato dal Papa Benedetto XV con la bolla “Provvidentissima Mater” il 27 maggio 1917. 

Nel 1919, ricorrendo il settimo centenario del viaggio in Egitto e in Palestina compiuto da San Francesco d’Assisi e dovendo l’ordine Francescano, di cui fu protettore, celebrare l’evento con solenni festeggiamenti, l’E.mo Cardinale fu delegato Pontificio in Terra Santa, affinché la presenza di lui desse alle feste maggiore solennità. Il viaggio, che non ebbe solo valore religioso, ma anche funzione diplomatica di carattere internazionale all’indomani del grande conflitto mondiale, diede adito ad alcune polemiche per la valenza troppo “Italiana”, in quanto erano trapelate indiscrezioni circa un imminente accordo tra lo Stato e la Santa Sede che si sarebbe concluso ufficialmente solo un decennio piu’ tardi.Infatti il Giustini, dopo aver preso parte alle feste centenarie di Santo Stefano d’Ungheria a Capua, come rappresentante del Pontefice, si imbarcò da Taranto il 13 settembre 1919 proprio su una nave militare Italiana, l’incrociatore “Quarto” alla volta di Giaffa. Il 21 ottobre, il Padre Ferdinando Diotallevi, custode della Terrasanta, e il Card. Filippo Giustini, protettore dell’ordine dei frati minori, posero la prima pietra della nuova basilica che si stava erigendo sul Monte Tabor. Direttore dei lavori fu l’architetto Antonio Barluzzi autore del progetto.

Fece parte delle Sacre Congregazioni: del Sant’Uffizio, Concilio, Propaganda Fide, Riti, Affari Ecclesiastici Straordinari, Seminari ed Università degli Studi, della Commissione Pontificia per la interpretazione del Diritto Canonico.

Morì a Roma, nella sua abitazione all’età di 67 anni alle 11.20 del 17 Marzo 1920 a causa di una malattia polmonare. Come riferisce l’Osservatore Romano, erano presenti la sorella Bernardina, i nipoti Pio e Luciano, gli altri parenti, i segretari, i medici e l’Abate Giosafatte Mittiga. Le esequie si svolsero nella Chiesa Nuova dopo che la salma era stata esposta per due giorni, ricevendo l’omaggio di cardinali, personalità della politica, tra cui l’on. Francesco Saverio Nitti, dei patrizi romani e dei rappresentanti degli ordini religiosi. Fu sepolto nella cripta della Cappella della Sacra Congregazione di Propaganda Fide nel Cimitero del Campo Verano.

Il Santuario di Polsi in Aspromonte

 In una valle dell’Aspromonte, nella provincia di Reggio Calabria, in località di Polsi, vicino San Luca, sorge un antico Santuario dedicato alla Vergine. La tradizione popolare fa risalire la fondazione del Santuario al 1144 e si narra come l’icona della Vergine reggente il Bambino, sia sopraggiunta in modo del tutto miracoloso in quella valle coperta di boschi, dove un vitello, per tanto invano cercato dal suo guardiano, fu alla fine da questi rinvenuto inginocchiato dinanzi ad una croce. Ed in questo luogo fu edificato il piccolo tempio nel quale si venera anche un’antica croce greca prodigiosamente rinvenuta.
A tale proposito è tuttora possibile leggere sullo stipite di una porta le seguenti parole: “POSTQAUM ERUIT ADORAVIT 1144”.Già nel 1911 Mons. Giosafatte Mittiga, rettore del santuario, superando molteplici ostacoli, riuscì a collegare Polsi al mondo intero mediante un ufficio postale telegrafico-telefonico e volendogli dare la protezione di un Porporato, fattane istanza al Sommo Pontefice Benedetto XV, egli assegnava come Protettore l’E.mo Cardinale Filippo Giustini. Manifestando la piena approvazione, Il popolo Calabrese inviò all’illustre Porporato, in occasione del suo onomastico, un busto in bronzo, pregevole opera d’arte dello scultore di Polistena Francesco Jerace. Esso è posto su un basamento di pregiato marmo calabrese, recante l’immagine della Madonna di Polsi e fu sistemato su di una stele, tuttora conservata presso la cappella privata del Cardinale riportante la data del 26 maggio 1917.

Commemorazione solenne del 7 febbraio 1927 a Cineto Romano

I congiunti del porporato, ereditarono l’effige di bronzo modellata dall’illustre artista e decisero di donarla alla chiesa parrocchiale di Cineto, perché la custodisse in memoria dell’illustre conterraneo. L’offerta fu subito accolta con entusiasmo e si costituì un comitato civico per provvedere alla decorosa sistemazione del busto e disporre solenni festeggiamenti per il giorno in cui se ne facesse l’inaugurazione. Si costituì dunque un comitato esecutivo, a cui ne fece seguito uno d’onore, composto da personalità dell’epoca di alta autorità. Il settimo anniversario della morte del Card. Giustini, sarebbe ricorso il 17 marzo, ma fu deciso di anticipare la cerimonia inaugurale affinché coincidesse con le funzioni liturgiche della festa patronale di Sant’Agata, così essa fu stabilita per la giornata del 7 febbraio 1927.
La solennità di quell’avvenimento, non ha riscontri nella storia cinetese e l’incarico di rievocare la figura morale del Cardinale, illustrandone le virtù religiose e civili fu affidato al Marchese Gaetano De Felice, Cameriere Segreto di Sua Santità, allora reputato uno tra i maggiori giornalisti e letterati cattolici d’Italia.

Il Comitato d’Onore

Card. Michele Lega, Vescovo di Frascati; Card. Pietro Gasparri, Presidente della Commissione Pontificia per l’autentica interpretazione del Diritto Canonico fu firmatario dei Patti Lateranensi l’11 febbraio; Card. Andrew Fruhwirt, Cancelliere di Santa Romana Chiesa; Card. Donato Raffaele Sarretti, Segretario della Suprema Congregazione del Sant’Uffizio; Card. Francesco Ragonesi, Prefetto del Supremo tribunale della Segnatura Apostolica; Card. Luigi Capotosti, Legato Pontificio; Card. Camillo Laurenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi; Mons. Luigi Scarano, Vescovo di Tivoli; Mons. Pietro Benedetti, Vescovo titolare di Tiro; Mons. Giulio Serafini, Vescovo titolare di Damsaco, Segretario della Sacra Congregazione del Concilio; Mons. Domenico Jorio, Protonotario Apostolico, Segretario della Sacra Congregazione dei Sacramenti; Mons. Vincenzo La Puma, Segretario della Sacra Congregazione dei Religiosi; Mons. Federico Cattani Amadori, Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura, Uditore di Sua Santità; S.E. il Principe Massimo, Soprainntentende Generale delle Poste Pontificie; S.E. il Principe Aldobrandini, Comandante della Guardia Nobile Pontificia; Comm. Luigi Hirschbull, Comandante della Guardia Svizzera; Comm. Odoardo Tabanelli, Comandante della Guardia Palatina d’Onore; Comm. Arcangelo De Mandato, Comandante della Gendarmeria Pontificia; Don Virginio Cenci-Bolognetti, Principe di Vicovaro; Marchese Filippo Crispolti, Senatore; Conte Carlo Santucci, Senatore; Prof. Luigi Montresor, Senatore; Dott. Egilberto Martire, Deputato; Marchese Gaetano De Felice; Comm. Filippo Todini; Cav. Adriano Todini; Card. Luigi Capotosti, Legato Pontificio; Card. Camillo Laurenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi;

Il Comitato esecutivo

S.E. Mons. Scarano, Vescovo di Tivoli e Giuseppe Fabri, Podestà di Cineto, presidenti; Pio GIiustini, vice presidente; Sante Polito, segretario; Benedetto Santini fu Luigi, cassiere; Membri: Caponetti Luigi, Cav. Crescenzi Giovanni, Crescenzi Antonio fu Cesare, Cianti Giuseppe, Fratto Cav. Giovanni, Ing. Gaspari, Comm. Gramiccia Curzio, Gregori Federico, Innocenzi Giovanni fu Angelo, Ing. Lanza Salvatore, Latini Ottavio, Ing. Lazzari, Liani Carlo, Liani Filippo fu Pietro, Dott. Manca Tommaso, Meloni Augusto fu Antonio, Meloni Giovanni fu Giuseppe, Meloni Luigi fu Giuseppe, Meloni Loreto fu Giuseppe, Meloni Eugenio fu Antonio, Giovanni, Santini Alessandro fu Giovanni, Cav. Todini Amanzio, Todini Romolo fu Natale, Avv. Tommasi Luigi.

La Commemorazione

Monumento cardinale giustini

Monumento al Cardinale Giustini

Entrati in Chiesa i Cardinali e le altre autorità prese a parlare Mons. Luigi Scarano, Vescovo di Tivoli, il quale prima di dare la parola all’oratore ufficiale, rivolse un grato saluto ai porporati e alle Autorità civili e militari intervenute.
Sali’ quindi sulla tribuna, allestita per l’occasione, il Marchese Gaetano de Felice, mentre venne scoperto il busto bronzeo del Cardinale, che poté essere ammirato dai convenuti. Esso, come si è detto è una pregevole opera dello scalpello di Francesco Jerace, che poggia su una base di marmo calabrese assai raro, collocato su un’apposita nicchia scavata su un pilastro centrale della chiesa. Sotto vi è murata una lapide con incisa l’epigrafe dettata dall’insigne latinista Cardinale Aurelio Galli. Ai piedi del monumento, gli omaggi floreali furono offerti dai concittadini Romolo Proietti, Antonio Gregori, Antonio Crescenzi. Scoperto il busto, il Marchese De Felice cominciò il suo ampio e solenne discorso commemorativo.

Al termine della cerimonia, le autorità furono ricevute nelle sale dell’antico castello baronale, che ormai prossimo alla rovina, era stato acquistato dal Comm. Curzio Gramiccia, principale promotore della cerimonia. Restaurato con la collaborazione degli ingegneri Lazzari e Gaspari, fu restituito alla fortezza l’antico aspetto che essa aveva nel medioevo. Gli inni nazionali e l’austerità del maniero contribuirono a dare maggiore solennità alla cerimonia. Dopo il pranzo, tenuto nel salone centrale del castello, fu servito il dolce adornato di bandierine italiane e pontificie. Dopo il convito, si poté assistere ad un concerto musicale e fu recitato un carme in onore del Giustini, seguirono altre rievocazioni e ringraziamenti, prima che le autorità intervenute lasciassero Cineto.