Sepolture romane a cappuccina (Sec I-II. d.C.)

Nel territorio di Cineto Romano sono state scavate e smontate due tombe alla cappuccina rinvenute nell’aprile 2011. Databili fra I e II secolo d.C., erano disposte una accanto all’altra lungo il torrente Ferrata, realizzate con tegole e coppi di produzione locale. La Tomba “A” aveva lo scheletro, perfettamente conservato, adagiato su quattro tegole rovesciate; nella Tomba “B” invece (parzialmente violata) lo scheletro poggiava sulla terra, evidentemente per esaurimento dei laterizi disponibili. Questi sono di accurata fattura, privi di marchi di fabbricazione, ma contraddistinti da signa (cappi, cerchi, croci) tracciati con le dita sull’argilla fresca; due tegole presentano anche impronte di zampe di animali. Gli individui sepolti, di umile condizione, forse schiavi (dati si attendono dall’analisi osteologica), vanno ricondotti al popolamento che gravitava intorno alla vicina statio ad Lamnas (loc. Osteria della Spiaggia) al XXXIII miglio della Via Valeria, nota dagli Itinerari e dalla Tabula Peutingeriana.

Villa rustica romana di Collelungo (Sec. III a. C.)

In località Collelungo, a monte del tracciato della c.d. Valeria vetus, è stata rinvenuta un’area comprendente i resti di una villa rustica, di cui si riconosceva la spianata artificiale (platea) sorretta da un terrazzamento in blocchi poligonali di calcare. Il parziale scavo che ne è seguito ha messo in luce parte dell’atrio (con la vasca dell’impluvium) e della pars rustica, in cui spicca il torchio (torcular) costituito dalla superficie di spremitura (ara) e dal blocco con incassi (lapis pedicinus) per i sostegni lignei del trave pressore. Tramite un canaletto ricavato sul pavimento in opus spicatum il liquido defluiva in vaschette nel vano adiacente. Accanto al torchio, utilizzato probabilmente sia per il vino che per l’olio, è una lunga vasca (lacus), realizzata con lastre di tufo, anch’essa per la raccolta di liquidi, il cui fondo è stato rialzato impiegando frammenti di una macina granaria in leucitite. Negli ambienti vicini, non ancora del tutto esplorati, sono da riconoscere le cellae per la conservazione dei prodotti e stanze d’abitazione. La notevole antichità della villa (III sec. a.C.) è comprovata dalla tecnica muraria e da monete, destinate come gli altri oggetti di uso domestico rinvenuti, all’Antiquarium civico.

Santuario equo (Sec. V-III a.C.)

Nella località San Vincenzo è stata individuata una grande sistemazione in opera poligonale costituita di due muri di terrazzamento quasi paralleli che determinano una spianata stretta e lunga (m 70 ca.) ad un’estremità, la cava da cui furono estratti i blocchi. Per la pianta (che trova numerosi confronti), la tecnica muraria e la posizione (in bella vista panoramica sulla valle dell’Aniene), la struttura è identificabile con un santuario risalente al V-III sec. a.C. e attribuibile alla popolazione preromana degli Equi, dei quali è stata in parte scavata nella non lontana località di Casal Civitella (Comuni di Riofreddo e Cineto Romano) la necropoli arcaica con tombe a fossa. L’identificazione della divinità venerata potrebbe essere riconducibile ad un labile indizio, ovvero dalla denominazione “Morrone di Diana” del sovrastante picco montano.