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Il territorio di Cineto ebbe nel tempo diverse denominazioni e vari dominatori. I primi abitanti ne furono gli Equi che si erano stanziati tra i territori della valle superiore dell’Aniene fino a Tibur (Tivoli) e nei monti Simbruini che circondano Sublaqueum (Subiaco). La sua primitiva denominazione fu “Lamnae” o “Ferrata”, poiché, come risulta anche dalle antiche mappe e dalla stessa Tabula Peutingeriana, vi era al XXXIII° miglio della Via Tiburtina Valeria una stazione chiamata appunto “Statio ad Lamnas” o “Ferrata”, così detta dalla fonte ferruginosa che le zampillava davanti. Il nome Equi deriverebbe infatti da aquae per l’abbondanza delle acque nel loro territorio; essi vivevano di agricoltura, pastorizia e caccia. Pur essendo rudi e fieri, sempre pronti al combattimento, essi furono definiti da Cicerone, nel II° libro del De Repubblica ,“Gentem magna” (Popolo grande) per la loro saggezza e moralità.

Scarpa

Mappa del Catasto Gregoriano (1821)

Con la nascita di Roma (753 a.c.), i popoli latini furono riuniti in confederazione ed assoggettati sotto il suo dominio e le sue leggi. Ma sebbene gli Equi opposero grande resistenza alla crescente egemonia di Roma, dopo grandi sforzi e due secoli di ostilità, i cavalieri romani finirono per assoggettarli. Alla distruzione sopravvisse la Ferrata come centro operoso e di mercato sulla Via Valeria, per la posizione strategica, i continui passaggi e la costruzione degli acquedotti. Nel 332 a.C., Roma istituì sul colle Peschiero la tribu’ di Scaptia, città secondaria ed antica di cui si hanno poche memorie. Luigi Degli Abbati , nel suo Viaggio da Roma a Sulmona (1888) riferisce che “nel paese di Cineto vi sono ruderi appartenenti alla tribù di Scaptia”. Nel 306 a.C., sotto l’impero di Costatino il Grande, l’attuale territorio di Cineto, nella suddivisione delle province, fu assegnato alla tribù Valeria sotto l’amministrazione di un Proconsole tributario della diocesi romana. Con la caduta dell’impero e le invasioni dei barbari, passò con il ducato romano sotto i Longobardi e nel 755 divenne patrimonio di San Pietro.

Fra l’895 e il 916, seguì la sorte di altri centri equicoli, che ripetutamente distrutti non offrirono piu’ sicurezza agli abitanti, che rifugiandosi nelle campagne, diedero origine alle Domus cultae, ovvero istituzioni agrarie in forma di villaggi consacrati ad una Chiesa. Nel X sec. si iniziarono a costruire fortificazioni per difendersi dagli Ungari e dai Saraceni. Nel sec XI, con le investiture, la nobiltà, rafforzò il proprio potere iniziando a provvedere di difese i propri possedimenti edificando i castelli feudali.

Sebbene le cronache ci abbiano tramandato poche notizie, della vita politica e culturale di Scarpa, esistono diversi documenti e testimonianze, soprattutto riguardo alle vicende legate al castello. Il borgo si formò infatti quando, gli abitanti che vivevano sparsi nelle campagne, malsicuri e stanchi per le varie ruberie subite decisero, d’accordo coi signori di riunire le loro abitazioni, fabbricando e disponendo le proprie case a fortificazione del castello stesso.

Nacque così la Comunità, che finì dunque per provvedere a se stessa, dandosi un governo proprio scelto dai cittadini, obbligandosi ad obbedire tutti a determinate leggi, partecipando alle spese generali per il mantenimento e le armi.

La comunanza di godimento su alcuni beni e la difesa che univa agricoltori, mercanti ed artigiani, fu punto di partenza per la nascita di un nuovo organismo politico, sulla base di un gruppo di associati al patto fondamentale di governarsi liberamente: il Comune. Fatta eccezione per le cariche che esigevano specifiche conoscenze e studi, non vi era alcuna restrizione per accedere ai piu’ elevati uffici, che furono dapprima assegnati a voce, poi attraverso l’elezione ed infine col sorteggio.

Quindi uno o due ufficiali, assistiti da un consiglio generale denominati Massari, Priori e Gonfalonieri esercitavano la gestione della Comunità, che ebbe statuti propri fino alla soppressione di Pio VII del 1816, quando, facendo parte del governatorato di Orvinio, fu assoggettata ad una legge generale che rimase in vigore fino al 1870.

Ma nonostante l’ordinamento, la vita della Magnifica Comunità della Scarpa, fu spesso povera, burrascosa e disagevole, dovendo subire peraltro pesanti calamità e carestie. Infatti, tra questi flagelli, si ricordano i terremoti del 1349, 1703 (ultimo fu quello del 15 gennaio 1915), la peste del 1635 e 1656 che decimò quasi tutti gli abitanti, la carenza di cibo dovuta alla siccità del 1777. Anche il colera fece gran numero di vittime negli anni 1743, 1837 e 1867, mentre l’influenza generale colpì negli anni 1761 e 1816.

Il 29 luglio 1879 con la legge n° 5002, fu approvata la costruzione della linea ferroviaria Roma-Sulmona e la congiunzione della costa adriatica con quella tirrenica era diventata una realtà, ma i lavori nella tratta Mandela-Colli di Monte Bove, affidati alla ditta Sesto Maggiorani subirono dalla stazione di Cineto forti rallentamenti a causa della natura del territorio. Il tratto Cineto-Mandela fu inaugurato il 25 Novembre 1885 e quello Cineto-Sulmona il 30 luglio 1888.

Durante l’ultimo conflitto mondiale, uno degli eventi piu’ considerevoli che Cineto dovette subire tra le vicende belliche, fu la distruzione dell’osteria presso Ferrata, che dai tempi della Statio ad Lamnas, rimarrà in attività fino al 26 gennaio 1944, quando fu rasa al suolo da un bombardamento alleato.  Si tramanda che qui alloggiò Beatrice Cenci nel suo viaggio verso la rocca di Petrella, ove fu tenuta prigioniera.  Proprio nel romanzo di Francesco Domenico Guerrazzi pubblicato nel 1854,  dal titolo “Beatrice Cenci- storia del secolo XVI“, l’osteria della Ferrata è più volte menzionata come luogo dove si prendono i muli per Riofreddo e dove assiste uno stalliere sordomuto.

Circa i rapporti che i cinetesi ebbero con gli altri confinanti, essi furono sempre buoni con gli abitanti di Riofreddo, mentre esisterono questioni riguardanti la Via Valeria con i cittadini di Roviano.