veronica latini

Maria Veronica Latini

Una delle tante modelle della campagna romana molto popolari alla metà del 1800, si chiamava Maria Veronica Latini ed era nata a Cineto Romano, allora Scarpa, l’8 dicembre 1853. Suo padre era un apicoltore umile e di bell’aspetto.

La vigilia di Natale nel 1865, presso la basilica di San Pietro, quando aveva solo 12 anni, lo scultore francese Jules Renaudot, fu colpito dalla sua bellezza selvaggia.

Infatti tra i tanti artisti stranieri che in quel momento soggiornavano a Roma vi erano due amici parigini, un pittore e uno scultore che entrambi presero a frequentare la giovane. Il pittore, che si chiamava Alexandre Henri Regnault, la fece posare per lui e ne immortalò la bellezza in un’opera ancora oggi famosissima, che si trova al Museo Metropolitan di New York, la celebre ‘Salomè’.

Lo scultore invece, J.F. Gabriel Renaudot qualche tempo dopo, la rincontrò nel paese sul dorso di un asino e si presentò alla sua famiglia. Dopo pochi anni infatti la sposò e si ritirarono alle porte di Parigi. Qui dopo pochi anni, nel 1877 venne al mondo Gabrielle, loro figlia insieme a Jules-François-Paul, che fu una delle prime donne a conseguire verso la fine del secolo la maturità classica. Successivamente diventerà moglie e collaboratrice del celebre astronomo francese Camille Flammarion, insieme al quale pubblicò libri, articoli scientifici ed anche romanzi, tra cui una pubblicazione sulla madre Maria Veronica. Insieme fecero numerose scoperte nel firmamento tanto che un cratere di Marte porta il nome: Gabrielle,  come pure qualche asteroide.

Nel 1865, Jules Renaudot espose al Salone di Parigi, dove otterrà una menzione d’onore nel 1872 per la sua “Naiade”, la cui modella era sua moglie. Installata nei giardini del Lussemburgo nel 1874 e rapidamente rimosso su richiesta di puritani “padri” del quartiere di Saint-Sulpice, l’opera di Renaudot è ora conservata presso la Tours City Hall.

Nel 1868 intanto il pittore Henrì Regnault si trasferì a Tangeri (Maocco) ed affittò uno studio dove terminò di dipingere la sua opera “Salomè”, che sarà poi spedita con successo al Salone di Parigi del 1870, suscitando un certo scandalo, avendo introdotto una innovazione nell’iconografia femminile.

Il quadro, considerato un capolavoro di arte contemporanea, fu acquistato da una nobildonna italiana, grande amatrice d’arte, la quale  conservò l’opera nella sua casa di Parigi per oltre quarant’anni.

Quando nel 1912 fu annunciato che sarebbe stato venduto dalla collezione privata, il barone Henri de Rothschild avviò senza successo una campagna per mantenerlo in Francia. Infatti nel 1916, dopo una contesa tra un antiquario americano e il Louvre, fu acquistato con grande clamore per la cifra di 112.000 dollari dal Metropolitan Museum di New York, dove è tuttora conservato.

Posò anche per la scultrice francese Adele d’Affry, Duchess Castiglione-Colonna in arte Marcello, per  l’opera Pythia (Sibilla Pizia) del 1870,  conservata all’Opera House di Parigi.

Maria veronica Latini morì a Parigi il 24 dicembre 1900, tre settimane prima del marito.